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Vino: I 3 DOCG toscani da non perdere

da | Apr 14, 2021 | Firenze

vino toscano DOCG

Toscana, Territorio e Vino: è questo che ritroviamo in ogni sorso di un vino toscano; il vino rappresenta la terra con molta più importanza e forza di altre immagini, e riesce a contenere tutti i caratteri della toscanità: ovvero la storia, la tradizione e la passione di ogni famiglia che è dietro ad una bottiglia di vino. il tutto ci fa entrare in contatto con il cuore pulsante della nostra regione. Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano: questo è il vino toscano DOCG.

Il significato di vino toscano DOC, DOCG e SuperTuscan

La Toscana in quanto a produzione non bada tanto a quantità, ma punta alla qualità; è la meta dove tutti gli appassionati ed esperti del settore almeno una volta nella vita dovrebbe andarci. La potenza, l’importanza, e soprattutto la qualità sono ribadite dal numero di DOC (Denominazione di Origine Controllata), ben 41, e dal numero delle DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) del vino toscano. Queste ad oggi risultano essere 9.

Da non dimenticare, assolutamente, che ormai una decina di anni fa, si è sviluppato quel fenomeno, nato proprio in Toscana, dei vini SuperTuscan. Questi sono stati così designati, in termini prima mediatici e poi commerciali, per indicare vini prodotti in Toscana di elevato pregio e qualità, tuttavia non legati al preciso disciplinare di produzione di un vino a denominazione di origine. Si tratta di vini assai diversi sotto il profilo della composizione varietale, ottenuti con appropriate tecniche enologiche. 

Sapete quale fu la prima DOCG in Italia? Rieccoci, in Toscana.. io l’ho sempre detto, ne sbagliamo poche; il Brunello di Montalcino insieme al Vino Nobile di Montepulciano, anche questo toscano, è stato un vino tra i primi DOCG italiani già a partire dal 1980. 

Brunello di Montalcino

brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è la massima espressione enologica di una terra che da secoli vanta grandi tradizioni vitivinicole. Già apprezzata nei secoli passati, la produzione di vini di questo angolo di Toscana era da sempre fedele ai canoni affermati della tradizione.

Considerato il re dei Sangiovese, il vino Brunello di Montalcino, deve la sua fama ed importanza a Clementi Santi che fu il primo a credere nelle qualità del Sangiovese Grosso, chiamato così per la sua buccia più spessa, che fu per la prima volta vinificato senza altri vitigni già a partire dal 1865, anno nel quale fu presentata la prima bottiglia. La famiglia Santi continuò nella produzione e nelle ricerche di questa tipologia, fino ai giorni nostra in cui una bottiglia di Biondi Santi risulta essere una delle più care di tutta Italia. 

Ma dove siamo? In una zona con caratteristiche uniche. Territorio e Vino, Vino e Territorio..ricordate? Si tratta di un territorio compreso tra la Val d’Orcia e le valli dell’Asso e dell’Ombrone, tutte comprese nel Comune di Montalcino, a sud di Siena. Queste valli sono sovrastate dal Monte Amiata, che si erge per 1740 metri slm, e che da Sud-Est protegge i vigneti dagli eventi atmosferici più pericolosi, come grandine e forti rovesci. E non solo, perché l’Amiata garantisce il fatto che il vento sia incanalato sulle vigne e mantenendole aerate e sane, non dimenticandoci anche che Montalcino risulta essere proprio su un’altura che amplia tutte le caratteristiche pedo-climatiche che abbiamo citato, garantendo a questo vino un’eleganza e finezza ma allo stesso tempo complessità e struttura. 

I vitigni del Brunello

Come abbiamo accennato, il Brunello di Montalcino, risulta essere composto esclusivamente da uve Sangiovese, che i produttori cercano di produrre con rese basse proprio da garantire una qualità maggiore durante l’allevamento. Il vino è sottoposto ad un disciplinare molto stringente ed infatti il vino deve riposare per 5 anni (6 anni per la riserva) di cui almeno due anni in botte di rovere prima di essere messo in commercio e sei mesi in bottiglia. Queste procedure fanno si che il vino ottenga un colore granato, profumi che vanno dalla frutta, spezie sempre intriganti e complessi, eleganti e fini. Il sorso è complesso, strutturato lungo e pieno di frutta. Una gioia per il palato, emozionante. 

Gli abbinamenti del Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è un classico vino con cui accompagnare una bistecca alla fiorentina, regina della cucina toscana, e in genere carni rosse, arrosti, cacciagione e selvaggina, in particolare il cinghiale, tipico nel senese. Mamma, butta i pici! Ma è perfetto anche con il piccione arrosto. Ben si accompagna ai formaggi stagionati, tra cui parmigiano e pecorino toscano. È indicato anche come “vino da meditazione” soprattutto se in bottiglie di grandi annate, ben conservate e all’apice della loro evoluzione qualitativa.

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Vino nobile di Montepulciano

vino nobile di montepulciano

Il Vino Nobile di Montepulciano nasce sulle colline a cavallo tra la Val d’Orcia e la Valdichiana, siamo nella vallata opposto ma sempre limitrofa a quella di Montalcino ma, ovviamente, nel comune di Montepulciano, sempre a sud si Siena, dove anche in questo caso le vigne raggiungono un’ altitudine tra i 250m ed i 600m.

Assieme al Brunello di Montalcino, anche questo vino toscano ha ottenuto la DOCG nel 1980 ed proprio da quegli anni che si è avuto un forte innalzamento dei livelli qualitativi di questo vino, grazie al rinnovo dei vigneti e all’ammodernamento delle attrezzature e tecniche di cantina. Oggi il Vino Nobile è ritenuto uno dei più prestigiosi rossi italiani. 

A Montepulciano l’arte di produrre si ha già al tempo degli Etruschi, tuttavia è solo nel 1530 che abbiamo i primi documenti in cui si sente parlare per la prima volta del Vino Nobile di Montepulciano. Il critico di vino Sante Lancerio, il mitico bottigliere di Papa Paolo III, che girò l’Italia in lungo in largo per scoprire i migliori vini da servire al desco papale, descrive il Vino Nobile di Montepulciano come perfectissimo, infatti a quell’ epoca tale vino era proprio conosciuto come il vino papale. 

I vitigni del Nobile di Montepulciano

Anche in questo caso il Sangiovese è il protagonista, solo che in queste zone prende il nome di Prugnolo Gentile che può essere messo obbligatoriamente almeno il 70% o più e la parte rimanente di Canaiolo e/o Mammolo, per dare al vino anche profumi e aromi floreali. Tutti vitigni autoctoni toscani e che danno il meglio in queste zone. Per esprimere al meglio le sue caratteristiche ma anche per dare il tempo a questo vini di smorzare i suoi tannini e la sua complessità, l’affinamento di questo vino è abbastanza lungo dove si parla di 26 mesi per i vini basi e 38 per il Nobile riserva dei quali almeno uno in recipienti di legno per entrambe le categorie. Questi vini hanno un grande potenziale di invecchiamento e possono raggiungere anche tanti anni in cantina prima di essere assaggiati; il mio consiglio? Aspettate almeno 7-8 anni prima di prendere il cavatappi ed aprire la bottiglia. 

Cosa mangiare con il Nobile di Montepulciano

Il Nobile è un vino che dà il meglio di sé con le carni rosse, le grigliate di carne spezzatino el’inseparabile selvaggina della zona, magari dove il piatto principe è una faraona. Ottimo con il pecorino di Pienza, che si trova a due passi e i formaggi stagionati del senese; da provare con agnello alle prugne ma anche con le lasagne della domenica a casa della Nonna.  Se avete annate vecchie, aprite la bottiglia con anticipo e fatela ossigenare, meglio se con un decanter. Se vi sentite in vena e non avete troppi timori…vi consiglieri un abbinamento con il Cacciucco sugoso di una bella trattoria in riva al mare a Livorno. Non vi deluderà. 

Chianti Classico

vino toscano DOCG

“Trecento anni di storia e neanche una penna bianca”, è questo lo slogan che girava nel 2016 per celebrare gli anni del Chianti Classico. Ma perché così tanti anni? La data è il 1716, anno in cui Cosimo III dei Medici, Granduca di Toscana, con il suo bando ‘Sopra la Dichiarazione de’ Confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra’ andava, appunto, a delimitare e definire per legge i confini del territorio per la produzione vinicola…”… per il Chianti è restato determinato e sia – recita l’editto -. Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena…”.; il tutto si può paragonare ad una e vera propria DOC, la prima in Italia. 

Risale invece al 1924 la nascita del consorzio del Chianti, al quale oggi aderisce il 96% dei produttori, che si fregerà della dicitura ‘classico’ solo dal 1932, per distinguere le produzioni vinicole che rientrano nei confini storici del bando di Cosimo III de’ Medici. Con Chianti Classico si indica la zona effettiva dove tutto è nato, che ha una maggiore vocazione enologica per altitudine, composizione dei suoli e microclimi più adatti alla viticoltura. Luogo di elezione per il Sangiovese che gode qui del connubio fra territorio e vitigno, chiedendo attenzioni in vigna e in cantina, impegno e lavoro sia del viticoltore sia dell’enologo, ma che nel posto riesce a regalare prodotti di grande livello. 

Nel 1984 questo vino toscano ottiene la DOCG. Fin dalla sua nascita l’organo consortile sceglie come proprio simbolo il ‘Gallo nero’; non è però da questa data che il Gallo Nero è associato al nome Chianti poiché è ben dal 1384 che esiste questo legame. Un Gallo Nero su sfondo oro fu infatti scelto come emblema della Lega del Chianti, un’istituzione politico – militare creata dalla Repubblica di Firenze per il controllo del territorio e sulle coltivazioni. Oltre a tutto ciò è proprio Giorgio Vasari a raffigurare un Gallo Nero in una formella all’interno del soffitto del Salone de’ Cinquecento all’interno di Palazzo Vecchio, proprio come simbolo del territorio. Se non c’è Gallo Nero non si può parlare di Chianti Classico. 

Oggi il Chianti Classico conta ben otto comuni situati tutti nelle colline tra Firenze e Siena dove spiccano Radda in Chianti, Greve in Chianti e Castellina in Chianti con stupendi e mozzafiato scorci paesaggistici ma anche borghi e castelli di inestimabile valore come il castello di Brolio, castello di Ama e San Felice. 

I vitigni e il colore del Chianti

Anche in questo caso, l’uvaggio che ne fa da padrone è il Sangiovese che deve essere presente in bottiglia con un minimo di 80% accompagnato per la rimanente parte da altri vitigni, anche internazionali (Cabernet Sauvigno, Merlot) purchè questi siano a bacca rossa. 

Un colore tipicamente rubino, brillante ma che nella gran selezione può avvinarci ad un granato sono i colori tipici che possiamo trovare in un calice di Chianti Classico, accompagnato da aromi di viola, mora ma soprattutto di arancia. Il tannico è marcato ma in alcuni casi, maggiormente nei vini provenienti da Radda in Chianti o Gagliole in Chianti, le zone più in altitudine del Chianti Classico, la freschezza dona un sorso più equilibrato e fine. 

Chianti classico: annata, riserva e gran selezione

Per il Chianti classico, possiamo parlare di Chianti Classico di Annata, Riserva e Gran Selezione. Per le bottiglie di annata si parla di un invecchiamento di 12 mesi, mentre per la riserva si parla di 24 mesi, di cui 3 devo essere di affinamento in bottiglia. La Gran Selezione, è la punta della nostra piramide, infatti, le uve necessarie alla produzione di queste bottiglie devono provenire un filare singolo o da una selezione delle migliori uve esclusivamente di proprietà aziendale; l’invecchiamento è di 30 mesi, di cui anche qua si ha bisogno di 3 mesi di affinamento in bottiglia.

Cosa mangiare con il Chianti classico

Il Chianti Classico è un vino rosso decisamente versatile. Tra gli abbinamenti migliori spicca sicuramente quello con primi e secondi dal gusto deciso, come quelli a base di carne rossa, di tartufo, di selvaggina e di arrosti. 

Lo si vede bene anche con la sapidità e la struttura dei formaggi stagionati e dei salumi golosi. Perfetto per un pranzo quotidiano di livello un Chianti Classico di annata mentre per un pranzo da amici o della domenica puntate su una Riserva o una Gran Selezione. Negli ultimi anni si è spesso messo in pairing con i piatti delle cucine etniche ed internazionali da quella cinese a quella giapponese, non dimenticandoci dei cibi speziati e piccati delle ricette indiane. 

Si è rivelato, però, ottimo anche per abbinare i menù delle cucine etniche ed internazionali: da quella cinese a quella giapponese, passando per i sapori piccanti e speziati delle ricette indiane. 

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sommelier firenze

Alessandro Rosi

Fiorentino DOC, laureato in economia, sommelier ed amante della cucina e del vino in generale, ma soprattutto di tutto lo splendido mondo che c’è dietro. Ricercatore di quelle chicche enologiche in tutto il mondo, pur avendo un debole per la Borgogna e lo Champagne (dici poco!).

“Fin da piccolo sono cresciuto con il concetto che la bottiglia di vino in tavola non può mai mancare, e soprattutto negli ultimi anni ho cercato di ampliare le mie conoscenze con i vari corsi specifici del settore, prima AIS e poi WSET (Wine&Spirit Education Trust). La sete di bellezza e di emozionarsi è uno dei miei dogmi principali e quello che ricerco in ogni sorso di un buon vino. Quali sono i migliori vini in circolazione? Sicuramente, i vini toscani… ma non lo dite in giro! “