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Montalcino: opera d’arte con il suo iconico vino

da | Lug 19, 2021 | Firenze

vino pregiato di montalcino

Quel paesino lì. La punta di diamante. Il numero 10 della Toscana. Il borgo medievale per eccellenza, dove nasce il vino pregiato di Montalcino.

Non a caso il comune è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, con la sua possente cinta muraria e dove al centro del paese troviamo un antico castello. Curva dopo curva una volta raggiunta la cima, su cui si erge Montalcino, si rimane senza fiato. Uno spettacolo vero e proprio, sembra una cartolina, un fotomontaggio. 

Ma è tutto vero. 

Un continuo susseguirsi di forme collinari con il tipico colore terra di Siena, querce secolari e cipressi antichi; alberi di olivi, panoramiche strade bianche che creano serpenti diversi nel territorio attraverso gli immancabili vitigni. Montalcino: un’opera d’arte incastonata in cima ad una collina con il suo iconico vino. 

Ma Montalcino non è solo paesaggi, cultura ed arte. È vino. Ed aggiungerei soprattutto. La vocazione del territorio è proprio quella di produrre vini di qualità e la fama di questi è conosciuta da oltre duemila anni: abbiamo molti ritrovamenti di età etrusca che testimoniano la produzione del vino a Montalcino. Infatti qua viene prodotto il Brunello, il vino pregiato di Montalcino, che approfondiremo in questo articolo. Montalcino ed il Brunello di Montalcino sono un binomio indissolubile. Un binomio che si nutre a vicenda. Un binomio destinato a durare ancora per molto, molto tempo.

La notte dei tempi del Brunello

Gli etruschi utilizzavano le vigne che circondato le mura del borgo di Montalcino per la loro produzione di vino rosso, tuttavia è solo nel 1800, con l’intuizione di Clemente Santi, farmacista di Montalcino con il pallino per la viticoltura, che nacque il Brunello. Santi fece un’attenta selezione dei grappoli e fu il primo a credere e a vinificare il Sangiovese Grosso in purezza. Sangiovese d’acino grosso di colore bruno, attraverso un lavoro in vigna che richiese decine di anni di ricerca e selezione. Facciamo Santo questo individuo! 

Con il Sangiovese Grosso Clemente Santi capì inoltre che c’era un altro elemento di valore da considerare: il suolo di Montalcino, altamente vocato, ideale per produrre vini di struttura e dotati di grande eleganza, che avrebbero potuto sfidare decenni di invecchiamento. 

La nascita del vino pregiato di Montalcino

La data che però segna l’inizio del mito è il 1865 quando venne presentata la prima bottiglia con la scritta Brunello di Montalcino. Già a partire da tale data abbiamo una sorta di denominazione e le prime tutele. Nello stesso periodo la figlia di Clemente Santi, Caterina, va in sposa con Jacopo Biondi e da qua nasce la famiglia Biondi Santi. Ecco che il mito ebbe inizio. Tutti i figli portano avanti con dedizione, passione e cura l’idea del nonno Clemente, soprattutto, fino ad arrivare a Franco Biondi Santi, riconosciuto da tutti come colui che inventò il Brunello del vino. Un vero filosofo. 

Franco Biondi Santi era convinto che un vino dovesse invecchiare molto.  Le botti per l’affinamento non dovevano essere botti piccole, più impattanti sul vino ma grandi in cui il vino potesse riposare ed esprimere con gli anni tutto il suo potenziale. Il Sangiovese era il solo uvaggio consentito. Dogmi che ancora oggi sono validi e rendono questo vino un’icona in tutto il mondo. 

Dopo il 1865, nonostante i numerosi riconoscimenti e premi, il Brunello non riesce ad entrare con fermezza nei vari mercati e rimane per molti anni un vino conosciuto solo nei dintorni della zona di produzione. Infatti, bisogna aspettare il 1950 quando la fama del Brunello di Montalcino inizia ad estendersi nel resto  d’Italia, prima, e poi all’estero. Il Brunello, infatti, risulta essere all’interno del gruppo dei primi otto vini a cui viene attribuita la denominazione di origine. È il 1966 e quindi gli viene riconosciuta la fascetta, oggi, di colore blu; si parla di DOC. Quasi in contemporanea, il tempo di organizzare il tutto, e l’anno successivo viene istituito il Consorzio del Brunello di Montalcino. Ma non è ancora finita. Corre l’anno 1980 e da DOC il Brunello di Montalcino passa ad essere una DOCG. La prima in Italia. Niente Male.  

Montalcino conta oggi 3.500 ettari di vigneto, di cui 2.100 a Brunello, per una produzione che oscilla tra i nove e i dieci milioni di bottiglie l’anno, spalmati su circa duecentocinquanta produttori di varia natura: dai micro-produttori locali, presenti sul territorio da diverse generazioni, a grandi aziende, spesso di proprietari internazionali, con numeri di produzione vertiginosi.

Quanto è importante la collina per la produzione del vino pregiato di Montalcino

vino pregiato di montalcino

Possiamo immaginare il territorio di Montalcino come un quadrato, un quadrato perfetto delimitato esclusivamente da elementi naturali. Fiumi ed un monte. Cosa si vuole di meglio? Ombrone, Asso ed Orcia sono i fiumi, il monte è il Monte Amiata che ricordiamo è di origine vulcanica. All’interno di questo quadrato non dimentichiamo i boschi, il colore della terra, le querce e le olivete, i vari sentieri di strada bianca. Solo da qui possiamo captare il primo segreto di Montalcino: l’immensa biodiversità in così poco spazio

I fiumi, le strade bianche ed il colore della terra riflettono la luce che viene assorbita a pieno dalle uve ma allo stesso tempo queste sono riparate nel migliore dei modi dalla fitta vegetazione, cipressi e querce svolgono il loro imprescindibile lavoro nelle ore più calde della giornata. Il monte poi è la ciliegina sulla torta: da est infatti protegge tutta la zona da fenomeni atmosferici particolari ed imprevedibili come tempeste e grandine che potrebbero essere devastanti per qualsiasi produttore. Inoltre, l’abbiamo già accennato, ma il monte Amiata in precedenza era un vulcano e quindi anche il terreno con maggiori componenti, nutrienti gioca un ruolo particolare. 

Oltre a tutto ciò, l’aspetto collinare della zona favorisce la piantagione e l’allevamento delle vigne in zone più alte facendo si che le vigne non siano coperte dalle nebbie mattutine o dalle gelate primaverili e che riescano ad assorbire sempre di più la luce per favorire la crescita della pianta. In questo caso, il gioco di squadra tra la persona e la natura ha dato i suoi frutti. 

I versanti di Montalcino

brunello di montalcino

Non bisogna dimenticarci anche delle situazioni climatiche generali che possiamo andare a ritrovare durante l’anno e per farlo possiamo individuare quattro diverse zone, una per versante: nord, sud, ovest ed est

Il versante Nord di Montalcino

Il versante che ha di fronte proprio Siena. Ha un clima fresco ed in alcuni casi anche rigido dovuto anche dalla presenza di un’altra collina (La collina di Montosoli) da cui si ricavano i vini famosi per la propria qualità. I vini di questo versante sono tendenzialmente più freschi ed esili, offrono ottimi risultati soprattutto nelle annate più calde, godendo appunto di un clima generalmente più fresco.

Il versante Sud di Montalcino

Guarda proprio il mare ed infatti risulta essere molto influenzato dai venti marini. Inoltre, è quello esposto maggiormente al sole e dunque quello più caldo. Le altitudini sono più basse, risultando una zona quasi pianeggiante.  Il vino pregiato di Montalcino che proviene da questo versante generalmente può presentare più struttura e maggiore concentrazione, dove alcol e tannino trovano il proprio habitat naturale. 

Versante Ovest di Montalcino

Risulta essere quel versante in cui la percentuale vitata è più bassa poiché il territorio è prevalentemente boschivo. Questo rende la zona fresca ma bisogna fare attenzione all’ esposizione delle vigne poiché l’area può essere molto soleggiata. 

Versante Est di Montalcino

Quello che va verso il paese di Castelnuovo dell’Abate e la famosa Abbazia di Sant’Antimo, è una delle zone storiche di Montalcino, tradizionalmente riconosciuta per la sua grandissima vocazione ai grandi vini, poiché soleggiata, ventosa e con altitudini di rilievo.  Non a caso, l’azienda Biondi Santi si trova proprio in questa parte della collina. Il vino è schietto ed esprime caratteri più profondi sia al naso che in bocca. Semplicemente, una gioia. 

Cosa ci vuole per produrre questo vino: i requisiti del Brunello

vino di montalcino

In primis tanta pazienza poiché il vino non può essere messo in commercio prima di aver riposato per cinque anni (sei anni per la riserva), di cui almeno due anni in legno, rigorosamente di rovere.

Un solo uvaggio, per il momento, è permesso e parliamo ovviamente del Sangiovese, ma in zona chiamato Sangiovese Grosso così detto per via dello spessore della buccia, in cui è racchiusa la maggior parte delle sostanze che caratterizzano il vino.

L’uva deve provenire esclusivamente dal comune di Montalcino ed anche l’imbottigliamento deve essere svolto nella medesima area. Con l’età e con l’invecchiamento naturalmente l’acidità si rende più avvolgente e il pungente della gioventù diventa più snella: questo rende il Brunello un vino che dopo 20/30 anni è più un vino da meditazione che da abbinamento gastronomico. 

Odori e sapori

Il bouquet del vino pregiato di Montalcino è uno di quelli che può fare impazzire un appassionato di vini, di una tale complessità che ti fa sobbalzare sulla sedia. I frutti rossi sono sotto spirito, le note di terra, di sottobosco, il té nero che viene fuori, il chicco di caffè che da piccolo mangiavi per far dispetto alla mamma. Dette così sembrano profumi ed aromi fuori posto ma vengono elegantemente amalgamate tra di loro impreziosite da ritorni balsamici, con le viole che timidamente vengono fuori. 

L’ immancabile nota agrumata

Una succosità fuori dal normale, il suolo delle colline ha lasciato ancora il suo segno. Elegante come la regina Diana quando entrò a cospetto di sua maestà la regina, ma strutturato, caldo in cui però non si perde nemmeno per un secondo la freschezza che percorre tutta la bocca, rendono così il sorso unico per l’equilibrio che troviamo. Per concludere, quella lunghezza che non finisce mai. Una persistenza unica ed inimitabile. Sapori che si susseguono, aromi e sensazioni diverse.

Giù il cappello signori. 

Cosa accostare al Brunello di Montalcino

Sicuramente, il vino è un vino elegante ma anche complesso e con una struttura importante e di conseguenza i piatti che l’accompagnano devono esserlo altrettanto. Carni rosse, magari una carne di selvaggina. Un primo al tartufo, di quello bianco. Il tagliolino al tartufo e con una bella bottiglia di Brunello e vai a letto contento. Non dimentichiamoci un bel formaggio di Pienza, che è a due passi. Di quello stagionato. Se volete azzardare anche con un pulled pork, seguendo le istruzioni americane oppure una bella carne argentina fatta sul fuoco. 

Appare ora forse più chiaro il perché sia così famoso questo vino, non solo in Italia, ma nel resto del mondo. I processi da seguire in maniera meticolosa, le uve selezionate e il periodo di affinamento fanno sì che questo sia davvero il nettare degli dei, prezioso e raffinato come pochi. Montalcino ed il Brunello. Brunello ed il Montalcino. Una storia di cui sentiremo parlare ancora per molto, molto tempo. Speriamo in eterno. 

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Alessandro Rosi

Fiorentino DOC, laureato in economia, sommelier ed amante della cucina e del vino in generale, ma soprattutto di tutto lo splendido mondo che c’è dietro. Ricercatore di quelle chicche enologiche in tutto il mondo, pur avendo un debole per la Borgogna e lo Champagne (dici poco!).

“Fin da piccolo sono cresciuto con il concetto che la bottiglia di vino in tavola non può mai mancare, e soprattutto negli ultimi anni ho cercato di ampliare le mie conoscenze con i vari corsi specifici del settore, prima AIS e poi WSET (Wine&Spirit Education Trust). La sete di bellezza e di emozionarsi è uno dei miei dogmi principali e quello che ricerco in ogni sorso di un buon vino. Quali sono i migliori vini in circolazione? Sicuramente, i vini toscani… ma non lo dite in giro! “