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Il Chianti Classico e il Gallo Nero. Tradizione, storia, paesaggi e passione.

da | Mag 11, 2021 | Firenze

gallo nero

Il Chianti Classico. Il Gallo Nero. L’iconico marchio legato indissolubilmente ai paesaggi che sembrano essere disegnati da una mano sapiente di un artista, itinerari che regalano ad ogni passaggio sempre nuove sensazioni. Pensi al Chianti Classico e subito spuntano castelli e borghi, dove ogni scorcio trabocca di storia. Vino e pietanze di raro ed inestimabile gusto autentico, sapore e bellezza. Persone schiette che fanno del lavoro della terra e la coltivazione dell’uva il proprio dogma personale.


Tu chiamale, se vuoi…emozioni. Tradizione, paesaggi e passione. Ecco cosa possiamo trovare nel Chianti Classico.

La storia del Chianti Classico e il Gallo Nero

gallo nero

La storia del Chianti Classico inizia già a partire dal periodo prima etrusco e poi romano, poiché furono quest’ultimi i primi a coltivare le vigne nel nostro territorio soppiantando l’allevamento del bestiame per dedicarsi, quindi, alla viticoltura e mai come in questo caso migliore scelta fu fatta. Da quel momento, il mito del Gallo Nero non si è più fermato.

Ma perché proprio il Gallo Nero?

Esistono leggende, miti e racconti.


Data la vocazione, l’importanza e la bellezza del territorio, questo è stato sempre oggetto di dispute tra i comuni di Firenze e Siena. Dibattiti, scontri e guerre erano all’ ordine del giorno. Per porre fine a questi conflitto venne deciso di ricorrere ad una originale disputa. Due cavalieri, due galli – uno per comune – e tanta strada da fare. Nel momento in cui il gallo della rispettiva città avrebbe cantato, il cavaliere della rispettiva città avrebbe intrapreso il suo viaggio, e nel punto dell’incontro con il proprio antagonista, qui sarebbe stato delimitato il confine tra le due città.


Un Gallo Bianco per Siena, ed un Gallo Nero per Firenze.

I fiorentini, impavidi e battaglieri, lasciarono il proprio gallo a “stecchetto” e rinchiuso in uno stipite senza fargli vedere la luce del sole per tutti i giorni antecedenti alla disputa, mentre i senesi, più sensibili e pacati, lasciarono il proprio gallo libero, e lo trattarono come un principe. Il giorno della contesa il Gallo Nero, fu liberato con largo anticipo e iniziò a cantare con tutta la voce repressa dai giorni di forzato isolamento. Il cavaliere con il giglio sul petto iniziò a cavalcare in direzione di Siena, con il favore delle tenebre e con un vantaggio notevole rispetto al suo avversario. Il Gallo Bianco, seguendo il suo status da previlegiato cantò ampiamente dopo l’alba. Con tutta calma quindi il cavaliere senese partì, ma con sua somma sorpresa dopo poco incontrò il cavaliere di Firenze a pochi passi da Siena.


A Castellina in Chianti, in provincia di Siena, oggi uno degli otto comuni del Chianti Classico, venne firmato a suo tempo il trattato di pace, e in questa città fu stabilito il confine.


Nel 1398 la parola Chianti per indicare il vino prodotto nell’omonima area già era in uso, ed infatti abbiamo testimonianza di molti documenti; ma è nel 1716 l’anno della svolta e delle prime tutele. Vi ricordate cosa successe? Ne avevamo già parlato nel primo articolo sui vini toscani DOCG! Cosimo III dei Medici, Granduca di Toscana, definì con un trattato i confini di produzione:


“per il Chianti è restato e determinato e sia. Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena”.


Con ciò il vino Chianti Classico divenne il primo Vino dotato di tutela di riconoscimento legato indissolubilmente
al territorio di produzione; questo rappresentò il primo embrione della moderna tutela
giuridica, sancita oggigiorno dai moderni disciplinari.

Per poter identificare e chiamare un vino come Chianti, quest’ultimo doveva provenire esclusivamente da questa zona. Per evitare frodi, contraffazioni ed inquinamenti del vino, nel solito anno e con un nuovo bando fu stabilito anche la creazione di una congregazione di vigilanza, sorta di Consorzio di Tutela ante litteram, che esercitasse un controllo sulla produzione, le spedizioni e su tutto il territorio. Se ci fate caso tale data è impressa anche nel logo del Chianti Classico, che viene annesso nelle bottiglie di tale tipologia.


Dopo questi avvenimenti, la fama e l’importanza del vino Chianti cresceva sempre di più, ma non vi era ancora una classificazione, una “ricetta” vera e propria. Le varie famiglie ed i vari produttori avevano visioni differenti sulla produzione dei vini e ognuno proponeva la propria idea ma fù il Barone Bettino Ricasoli ad individuare la giusta combinazione di uvaggi per la produzione del nettare di bacco e a mettere d’accordo tutti. Pare che disse: “Ora basta, si fa come dico io”. Ovviamente, non fu proprio così ma indovinate qual è l’uvaggio principe? Il Sangiovese, accompagnato dal Canaiolo ed in alcuni casi dalla Malvasia. Entrambi uvaggi autoctoni della zona.


Correva l’anno 1924, quando un gruppo di 33 produttori vitivinicoli si riunisce a Radda in Chianti e fa nascere il primo Consorzio per la difesa del vino Chianti. L’immagine scelta dagli associati fu quella del Gallo Nero, storico simbolo dell’antica Lega Militare del Chianti. E quale sennò? La Lega del Chianti era un’organizzazione politico militare fondata nel 1384 che aveva il compito di amministrare il territorio del Chianti e di difendere i suoi confini meridionali dagli attacchi nemici per conto della Repubblica di Firenze.

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La differenza tra Chianti e Chianti Classico


Ma Chianti e Chianti Classico sono la stessa cosa? È questo uno dei principali quesiti che vengono posti ai neofiti del vino ma tranquilli sono serviti anche anni ed anni di dibattiti e sconti amministrativi per trovare la soluzione.

Per Chianti Classico si intende solo quei vini provenienti esclusivamente da quelle zone delimitata da Cosimo III nel suo editto, mentre per Chianti intendiamo tutte le altre zone. Ma è proprio nel 1932 che accanto alla parola Chianti viene affiancato l’appellativo “Classico”.


Tutto ciò, ci porta anche a parlare di un’altra data molto importante per il Chianti Classico: il 1996. Il Chianti Classico ottiene un proprio ed esclusivo disciplinare diverso da quello del Chianti. S’inizia quindi a parlare di Chianti Classico DOCG, sempre accompagnato dall’inseparabile Gallo Nero e con i suoi territori specifici.

Quali sono le zone del Chianti Classico?

Eccoti i fantastici otto, gli otto comuni del Chianti Classico.

  • Greve in Chianti
  • Radda in Chianti
  • Gaiole in Chianti
  • Castel Nuovo Berardenga
  • Castellina in Chianti
  • Poggibonsi
  • Barberino
  • Tavarnelle e San Casciano.

Tranquilli, ti parlerò delle loro caratteristiche, e soprattutto delle caratteristiche di ciascun vino, nel prossimo articolo.

Ale, senti una cosa, io sapevo che il Chianti Classico può essere fatto anche con uvaggi a bacca bianca: è vero?

Diciamo che tutto ciò è stato vero. Uso il passato perché tutto ciò è stato valido fino al 2005 quando per la produzione del Chianti Classico erano permessi anche il Trebbiano e la Malvasia Bianca, uvaggi a bacca bianca e anche questi autoctoni toscani. Ma questa fu la l’ultima annata. Dal 2005, cambia il disciplinare e vede l’utilizzo dell’80% di Sangiovese ed il restante 20% di uvaggi autoctoni autorizzati e/o internazionali purché questi siano a bacca rossa.


Negli anni, questo non fu l’unico cambiamento al disciplinare. Nel 2014, sempre per raggiungere un livello qualitativo sempre più alto e sempre più importante fu introdotta la Gran Selezione. Una nuova tipologia di vino che va a braccetto con il Chianti Classico annata e a quello Riserva e che si posiziona nel punto più alto della nostra piramide qualitativa.

Le tipologie del Chianti Classico


Il Chianti Classico Annata è il vino base. Il vino più schietto, lineare ed essenziale dei tre del Gallo Nero. È quel vino con caratteristiche di freschezza, con profumi di frutta e floreali è che in bocca scorre velocemente e con quella bevibilità tipica del Sangiovese che permette l’accompagnamento con un arrosto al forno accompagnato con le immancabili patate arrosto, oppure con primo di carne tipico toscano.


Con il Chianti Classico Riserva siamo ad uno step successivo. Troviamo un vino strutturato e complesso a partire anche dai colori nel bicchiere che si presentano più scarichi; l’affinamento, che non deve essere inferiori ai 24 mesi, ovvero il tempo in cui il vino riposa nei vari contenitori (legno, acciaio, cemento, anfora…) permette ai tannini ed all’ acidità, intrinseche del Sangiovese più giovane, di ammorbidirsi e di essere meno invasi creando un vino più elegante, complesso ed importante in tutti i suoi aspetti. Una gioia per gli occhi, il naso ed il palato. Qui sì che l’abbinamento corretto è con piatti strutturati e succulenti. Ottimo con la carne alla griglia con gli amici più stretti oppure con il ragù domenicale nel salotto della nonna.


Con il Chianti Classico Gran Selezione parliamo di vere e proprie bombe, bombe esclusive che rispecchiano il terroir. Pensate che solo 8/10% della produzione può vantare questa tipologia. Il vino viene prodotto con uve provenienti da una singola vigna, la più importante e per dirla alla francese, il cru, o da una selezione delle migliori uve aziendale che hanno superato specifici e determinati parametri organolettici. L’affinamento si spinge fino ad un minimo di 30 mesi portando ad avere vini eleganti, con una grande struttura, fini ma allo stesso tempo complessi, avvolgenti in bocca con quella voluminosità tipica del Chianti Classico. Pappardelle al Cinghiale, formaggi con una lunga stagionatura e cibi speziati si sposano perfettamente con una bella bottiglia di Chianti Classico Gran Selezione.


Toscana e Chianti. Chianti e Toscana. Quando si sente solo una di queste parole, l’associazione è immediata. Territorio e vini. Spesso si confonde il Chianti con il Chianti Classico e questo articolo ha voluto fare chiarezza. Chianti e Chianti Classico sono due diverse e separate DOCG, ognuno ha il proprio disciplinare, la sua zona di produzione e le sue regole. Infatti il Chianti Classico viene creato solo in quella zona in cui il Gallo Nero canta ogni mattina nelle colline tra Firenze e Siena. E che canto!

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Alessandro Rosi

Fiorentino DOC, laureato in economia, sommelier ed amante della cucina e del vino in generale, ma soprattutto di tutto lo splendido mondo che c’è dietro. Ricercatore di quelle chicche enologiche in tutto il mondo, pur avendo un debole per la Borgogna e lo Champagne (dici poco!).

“Fin da piccolo sono cresciuto con il concetto che la bottiglia di vino in tavola non può mai mancare, e soprattutto negli ultimi anni ho cercato di ampliare le mie conoscenze con i vari corsi specifici del settore, prima AIS e poi WSET (Wine&Spirit Education Trust). La sete di bellezza e di emozionarsi è uno dei miei dogmi principali e quello che ricerco in ogni sorso di un buon vino. Quali sono i migliori vini in circolazione? Sicuramente, i vini toscani… ma non lo dite in giro! “