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Camporbiano: un modello di agricoltura sostenibile in Toscana

da | Mag 5, 2021 | Firenze

Camporbiano è un’azienda biologica fin dagli albori, dagli anni ’80. Fabio, la sua famiglia e i suoi collaboratori si sono spostati dal Nord Italia in Toscana, e qui hanno voluto e dovuto a invertarsi agricoltori. Il loro obiettivo era quello di realizzare un’azienda a ciclo chiuso fin da subito: animali che concimassero i campi con il letame, sui campi concimati coltivare i cereali, la farina e anche il pane. Fare tutto quello che una volta era normale per un’azienda agricola, non specializzarsi, ma fare un po’ di tutto, cercando di arrivare direttamente sulla tavola delle persone.

È iniziata la riscoperta dell’agricoltura di una volta, ovviamente senza utilizzare prodotti chimici, e prima che ci fossero le leggi sul biologico in Italia Camporbiano seguiva già quella strada, anche con regole più rigide, che riguardavano ad esempio gli animali, che qui non sono mai stati trattati con gli antibiotici.

Non essere figli di contadini all’inizio ha reso le cose piuttosto difficili, racconta Fabio. Però i pionieri di Camporbiano avevano un vantaggio, cioè la mentalità molto aperta per fare cose che qui non si facevano, ad utilizzare attrezzi che non venivano impiegati in questa campagna.

C’era un anziano che ha insegnato tante cose ai pionieri di Camporbiano. Diceva: “vedrete che verrà un momento in cui i supermercati saranno pieni di roba e non sapranno cosa comprare”. Nei primi anni ’80 un pensiero del genere sembrava assurdo, oggi si vede realizzarsi questa profezia. Sempre questo anziano diceva che pestare la terra bagnata con il trattore è come pestare la propria madre: è una forma di devozione verso la natura che ha ispirato, perché la natura, se si rispetta, riesce a fare tutto quello che serve all’uomo. Anche molto, ma molto di più di quello che a lei viene dato. 

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Il motore di Camporbiano: socialità e condivisione

Il fatto che ci siano delle aziende così sul territorio fa sì che si crei un’economia territoriale, che si auto-sostiene e mantiene in loco la ricchezza, e non che la porta chissà dove, in altre parti del mondo. Un’economia circolare che si sviluppa intorno ad un nodo centrale, che dà lavoro e crea valore qui: questo il concetto di azienda agricola che porta avanti Camporbiano. 

La scelta fin dall’inizio è stata quella di non fare una proprietà privata: tutti i soci di Camporbiano, oggi dodici e con familiari, condividono tutto quello che riescono ad avere da questa fattoria, non hanno uno stipendio e prendono scelte solo all’unanimità. Questo aspetto sociale è davvero moderno, ed è quello che può far sì che le dinamiche agricole e dell’uomo possono arricchire chi ne diventa partecipe. È un modello che privilegia la collaborazione, a discapito della competizione.

Camporbiano diventa così un piccolo motore economico del territorio, perché i soci con il tempo hanno iniziato ad assumere dipendenti. Con la crisi del 2008 le persone di San Gimignano hanno chiesto di lavorare nell’azienda, e oggi ci sono venti dipendenti che lavorano nella fattoria, venti persone che possono mantenere le proprie famiglie grazie a questa esperienza.

Un modello Camporbiano di azienda agricola può portare diversi vantaggi:

  • Cibo del territorio
  • Mantenimento della natura, dei campi, e non inquinamento
  • Un’economia interna che si auto-sostiene, e che dà lavoro

Inutile che un’azienda diventi tanto grande, meglio che se ne creino altre, ci racconta Fabio: non grandi produzioni, ma piccole produzioni, medie produzioni che non sfruttano l’allevamento intensivo e rispettano l’ambiente, che si prenda cura della natura circostante.

Non coltivare un campo è una sconfitta per il sistema, non solo per il proprietario, perché significa che nessuno ha l’interesse a coltivarlo, oltre al fatto che degrada l’ambiente sia a livello estetico, che aumentando il rischio idro-geologico.

Un modello versatile contro i cambiamenti climatici

Il modello Camporbiano, diversificato e con più produzioni, può essere la soluzione vincente contro i cambiamenti climatici. Questa strategia in campo agricolo, che diversifica come si faceva una volta, può essere vincente. Oggi le grandi aziende agricole sono come dei panda, dice Fabio: mangiano una cosa o due, sono a rischio estinzione. Quando producono qualcosa, la producono tantissimo e allora vanno necessariamente sulla GDO, abbassando il costo del cibo.

Il cibo costa troppo poco, e questo non è affatto un bene. Aderendo al sistema che oggi è quello tradizionale si continua a perpetrare un furto, un furto all’ambiente, al benessere animale e al benessere di chi lavora. Il cibo è sempre stato un problema per averlo: prima si moriva di fare, oggi la nostra salute è minacciata dal cibo spazzatura.

Chi compra un prodotto locale sta dando un aiuto a queste realtà che stanno creando un tessuto economico veramente sostenibile. La sostenibilità è un concetto legato alle piccole esperienze: quella legata alle industrie e alle aziende enormi diventa un controsenso. 

Cambiare la struttura agricola, sociale, economica e culturale è più che mai urgente, per superare quei problemi che oggi non possiamo più rimandare. E il modello di Camporbiano offre uno spunto che non rimane soltanto nel mondo delle idee.

I prodotti di Camporbiano

poggio di camporbiano

Camporbiano realizza tantissimi prodotti di qualità, ma è soprattutto il suo latte e i suoi latticini ad essere un’eccellenza rinomata a San Gimignano e dintorni. Non è difficile capire perché: si respira nella fattoria una cura e un’attenzione che è quasi una devozione, verso gli animali e le piante.

La stalla è stata la prima costruzione fatta a Camporbiano, tutta in legno. È impressionante come nella stalla non ci sia odore di letame: questo fattore dipende tutto dall’alimentazione delle vacche. A loro viene data una miscela selezionata di fieni, a cui viene aggiunto orzo schiacciato, un po’ di favino schiacciato e di girasole. 

Non è mai stato dato a queste vacche un antibiotico: l’allopatia qui è evitata, e gli animali sono curati con la fitoterapia. Il trucco per non farle ammalare è non spingerle troppo, ci dice Fabio, non farle produrre troppo. Devono produrre quello che è giusto che producano: quando vuoi troppo, paghi inevitabilmente un prezzo.

Oltretutto questo trattamento consente agli animali di vivere molto più a lungo rispetto alla media. Il latte che si realizza da questi animali non ha residui, è puro. Il latte, ci dice Fabio, è quello che mangia l’animale: se nella mangiatoia vengono dati dei prodotti con i residui, lo troveremo anche nel prodotto finito, nel latte. Tutto quello che viene dato agli animali, noi lo mangiamo. Se l’animale sta bene, il prodotto sarà di qualità superiore.

Non vengono utilizzati gli insilati, cioè la pianta del mais che viene trinciata, messa in trincee di cemento e pressata con i trattori, poi conservata in copertoni di nylon. 

Questi insilati non sono come il fieno perché subiscono una fermentazione anaerobica. In natura queste vacche non possono trovare niente del genere (un esempio: nel Grana Padano gli insilati sono consentiti, nel Parmigiano Reggiano no). Perché il burro una volta era giallo e adesso invece è bianco? Questa è una conseguenza dell’uso massivo degli insilati. Il betacarotene invece, che si trova nell’erba e nel fieno, trasferisce il colore verde e paglierino nei derivati.

Nel caseificio non è mai entrato nemmeno un litro di latte esterno a Camporbiano: se per alcuni anni la produzione è stata insufficiente, si aspetta il periodo successivo. 

I pascoli e i settori

pascoli toscana

I pascoli si sviluppano tutto intorno alla stalla, sul versante della collina sotto la fattoria. I campi e i pascoli della fattoria sono incastonati nei boschi, un bosco che arriva fino a Grosseto: non è una spianata di terra unica quella di Camporbiano, ma un bioma ricco di diverse specie e di insetti utili. 

Nel pascolo gli animali non sono lasciati completamente liberi, ma indirizzati in settori, in modo che l’erba non sia esaurita dal continuo pascolamento. Quando si vedono quei campi rasati a zero non è un vantaggio né per la terra né per gli animali: la parte alta dell’erba è quella più proteica e ricca. La vacca è un animale di ritmo, e quindi bisogna sempre cercare di darle una regolarità, cercando di evitare che possano andare incontro a problemi anche digestivi.

Questi settori consentono all’erba di riprendersi e dare agli animali un’alimentazione completa.

Camporbiano, azienda agricola toscana e biologica d’eccellenza: vendita online dei suoi prodotti

camporbiano

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Mangiare bene, aiutare il pianeta.

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